Qualcosa deve cambiare! Che dite?
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giovedì 16 luglio 2009
domenica 12 luglio 2009
Nostalgia - parte seconda
Era già da giorni che il mio pensiero tornava nostalgico a quelle giornate universitarie che ai tempi consideravo una monotona routine. Adesso prendere appunti seguendo una lezione di filosofia piuttosto che sentire l'adrenalina addosso per un esame incombente mi sembrano cose di una vita lontana, poco apprezzata nel momento stesso in cui sono state vissute. Ma d'altro canto si sa che tutto si apprezza, e magari rimpiange, a posteriori.In questi giorni ho fatto ricerche in internet con l'intenzione di iscrivermi ad una specialistica, forse con l'illusione di potermi ancora una volta sentire una giovane studentessa universitaria, con un futuro da creare come una pagina bianca su cui scrivere. Mi soffermo ad immaginare come potrà essere e, anche se consapevole del fatto che dovrei vivere un'università mordi-e-fuggi (da non frequentante, ovviamente) devo ammettere che se penso di dover tornare sui libri mi sento - come si dice? - le farfalle nella pancia. E sono qua che rifletto.. Antropologia? Comunicazione e Marketing?
Oggi ero al centro commerciale con il mio ragazzo e con Gabri. Ero seduta ad un tavolino e stavo dando un po' di gelato al pargolo quando il mio sguardo ha incontrato quello di una vecchia collega universitaria che stava passeggiando col suo moroso. Ci siamo salutate e abbiamo realizzato che era una vita che non ci vedevamo. Anni. "Dalla Cina" ha detto lei. Sì, dalla Cina.Tante cose sono cambiate. Io le ho presentato mio figlio e lei mi ha raccontato che poi ci è ritornata in Cina. E' stata a Pechino col suo ragazzo per un anno (tra l'altro la loro storia d'amore è nata proprio durante quelle cinque settimane di corso che avevamo fatto insieme a Shanghai).
In quel momento è successa una cosa strana. Io la guardavo sognante e per un attimo ho immaginato di essere lei, spensierata, figlia del mondo, libera. Ho immaginato di poter viaggiare, conoscere, sperimentare. Ho visto in lei quella che sarei potuta diventare e quello che non ero.
Ma lei guardava me. Guardava mio figlio. Si stava immaginando mamma, con un bimbo tra le braccia e un amore incondizionato che le riempiva il cuore. Tanto che mi ha detto: "Ti invidio". E io sono rimasta davvero stupita da queste parole. Forse poco comuni al giorno d'oggi, poco "di moda".
Un giorno lei sarà sudata, stanca, stremata ma col sorriso sulle labbra perchè avrà in braccio il suo bebè.Io sarò lontano da qui, col mio ragazzo e il mio adorato bambino, in Cina o chissà dove, e anche io sorriderò.
C'è un tempo per restare e un tempo per andare.
I sogni sono parte di noi, non vanno lasciati morire. Siamo noi a decidere se domani ci sarà il sereno o pioverà. Noi che decidiamo se è tempo di vivere o di morire. Il sole deve prima splendere dentro di noi, solo così potrà splendere anche fuori.
Desideri, sogni ambizioni. Non vi lascerò morire. La vita è una sola e non si sa mai cosa c'è dietro l'angolo. L'importante è come si aspetta e si affronta quello che ha in serbo per noi.
La maternità mi ha regalato qualcosa di importante, che prima non riuscivo a fare mio: la voglia di vivere.
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domenica 28 giugno 2009
Tornata a casa!
Eccomi qui. Ultimamente faccio fatica a riordinare il caos di idee che ho in testa e non riesco nemmeno a scrivere. In questi giorni ho iniziato un tot di post che poi ho cancellato. Vediamo se questa volta riuscirò a metter giù due righe di senso compiuto.
Sono di ritorno da un mesetto passato al mare con pargolo al seguito e un via vai di gente pazzesco: mio papà, la sua compagnia, i miei due fratellini, mia suocera e il mio ragazzo. Ma praticamente passata a star dietro al piccolo da sola. Diciamo che ora ho davvero bisogno di una vacanza! -.-
Non sono mai stata più contenta di tornare a casa e devo ammettere che la sensazione qui è piacevole: niente baccano, niente rombi di moto, clacson di auto, urla di ubriachi, schiamazzi di bambini, raffiche di vento. Chi l'avrebbe mai detto?! Ho sempre adorato il mare.. Questo ti fa capire quanto si possa cambiare per via delle circostanze, anche perchè in effetti è stato tutto fuorchè rilassante.
Adesso sono qui nel silenzio del mio paesino (che ho sempre odiato), nella mia tranquillità, nel mio non dover render conto a nessuno, o quasi.. Non pensavo che la mia casetta avesse un odore così gradevole! Che queste stanze potessero darmi quella sensazione di equilibrio che nella mia testa non è mai esistito.
C'è un silnenzio rassicurante, una calma e una pace che sembrano quasi mistiche. Un non so che, qualcosa di indefinito, una sensazione raramente provata. Credo sia proprio quella sensazione di casa e di famiglia di cui tutti parlano e che io non ho mai avvertito, perchè non ho mai considerato la mia "vecchia" famiglia come una famiglia. Adesso invece è tutto cambiato..
Sono tornata a casa!
Sono di ritorno da un mesetto passato al mare con pargolo al seguito e un via vai di gente pazzesco: mio papà, la sua compagnia, i miei due fratellini, mia suocera e il mio ragazzo. Ma praticamente passata a star dietro al piccolo da sola. Diciamo che ora ho davvero bisogno di una vacanza! -.-
Non sono mai stata più contenta di tornare a casa e devo ammettere che la sensazione qui è piacevole: niente baccano, niente rombi di moto, clacson di auto, urla di ubriachi, schiamazzi di bambini, raffiche di vento. Chi l'avrebbe mai detto?! Ho sempre adorato il mare.. Questo ti fa capire quanto si possa cambiare per via delle circostanze, anche perchè in effetti è stato tutto fuorchè rilassante.
Adesso sono qui nel silenzio del mio paesino (che ho sempre odiato), nella mia tranquillità, nel mio non dover render conto a nessuno, o quasi.. Non pensavo che la mia casetta avesse un odore così gradevole! Che queste stanze potessero darmi quella sensazione di equilibrio che nella mia testa non è mai esistito.
C'è un silnenzio rassicurante, una calma e una pace che sembrano quasi mistiche. Un non so che, qualcosa di indefinito, una sensazione raramente provata. Credo sia proprio quella sensazione di casa e di famiglia di cui tutti parlano e che io non ho mai avvertito, perchè non ho mai considerato la mia "vecchia" famiglia come una famiglia. Adesso invece è tutto cambiato..
Sono tornata a casa!
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sabato 25 aprile 2009
Lottare contro i mulini a vento
Ebbene sì. Far entrare in un cervello maschile i prodotti di un cervello femminile è un'operazione ardua, forse una missione impossibile, spesso una battaglia persa in partenza.
Questa cosa mi fa innervosire in maniera assurda. Ma devo farmene una ragione. Svilupperò il mio io a prescindere da questo.
Smetterò di provarci. Forse.
Questa cosa mi fa innervosire in maniera assurda. Ma devo farmene una ragione. Svilupperò il mio io a prescindere da questo.
Smetterò di provarci. Forse.
mercoledì 22 aprile 2009
Mamma e... DONNA!
Uno dei miei hobby è il canto. Stasera sono andata a provare per uno spettacolo a cui FORSE parteciperò. Era la prima volta che incontravo i musicisti. Due li conoscevo già altri due no. E ho avuto la spiacevole occasione di conoscerli stasera.
Il bassista (che mi conosce perchè abbiamo partecipato entrambi ad uno spettacolo nel quale sono andata in scena al settimo mese di gravidanza) mi chiede quanto ha ora il mio bimbo. E io rispondo. 7 mesi. A questo punto interviene il genio (chitarra o simili) e mi dice:
- Ah, e dove l'hai lasciato? Al betrotrofio? (o qualcosa del genere) E io:
- Eh?!
E il bassista:
- Intende dove si abbandonano i bambini.
E io: :-o
In questo momento non ho dovuto nemmeno collegare il cervello alla bocca, le parole sono uscite da sè:
- E' con suo papà, c'è qualche problema?! Adesso i padri non sono capaci di stare coi figli? Le mamme non possono fare più niente? No, non ho mica capito... Mio figlio deve per forza avere una madre frustrata?!
Alchè il genio:
- Ah, la sindacalista!
E quell'altro (il bassista): L'utero è mio e me lo gestisco io!
E io provocatoria: Volete per caso l'indirizzo del mio blog?!
A questo punto abbiamo continuato a provare. Al momento di andar via ho sospirato:
- Speriamo che il papà non me l'abbia fatto morire! Ah, siete tutti così imbranati?!?
Non è la prima volta che mi capita qualcosa el genere. Ad un aperitivo a cui sono andata con una mia amica quando il pargolo aveva 3 mesi un conoscente, mentre cercavo di spiegare le motivazioni per cui una donna quando diventa mamma non deve annullarsi ma mantenere i suoi spazi e via dicendo, mi ha risposto così:
- Sì, belle scuse.
SCUSE?
1. Si chiede mai ad un padre DOVE HA LASCIATO SUO FIGLIO?
2. Un uomo ha bisogno di "giustificare" ciò che fa nella sua vita?
3. Una donna non può essere libera di vivere come cavolo vuole senza essere additata da anticonformista, sovversiva, rompipalle?
Non penso che la voglia di poter dire e fare quello che desisera evidenzi un suo determinato orientamento politico, un determinato colore della pelle o pensieri di una certa cultura ecc. Si dà per scontato che la donna debba sottostare a quello che la società (uomini = il soggetto giudice) decide per lei (donna = oggetto da giudicare, accidente)?*
Oggi mi sono sentita superiore. Poveri esseri stupidi e ciechi. Poveri uomini.
Sto correndo un rischio: quello di non guardare più in faccia nessuno, di vederli piccoli, miserabili, solo perchè hanno un coso in mezzo alle gambe. Coso con il quale pretendono di dimostrare la loro forza, la loro potenza e il loro potere, la loro virilità. Coso che è anche la loro prigione. Una prigione buia e vuota.
Poveri. Poveri sciocchi.
Poveri. poveri perchè non hanno la possibilità di vedere.
Oggi va' così. E non è facile avendo un compagno col quale doversi relazionare ogni giorno e un figlio maschio da educare.
*Rimando ai numerosi interventi inerenti all'argometo fatti su iononmidepilo da Denise, che è sempre riuscita ad esplicitare al meglio ciò che provo spesso anch'io.
Il bassista (che mi conosce perchè abbiamo partecipato entrambi ad uno spettacolo nel quale sono andata in scena al settimo mese di gravidanza) mi chiede quanto ha ora il mio bimbo. E io rispondo. 7 mesi. A questo punto interviene il genio (chitarra o simili) e mi dice:
- Ah, e dove l'hai lasciato? Al betrotrofio? (o qualcosa del genere) E io:
- Eh?!
E il bassista:
- Intende dove si abbandonano i bambini.
E io: :-o
In questo momento non ho dovuto nemmeno collegare il cervello alla bocca, le parole sono uscite da sè:
- E' con suo papà, c'è qualche problema?! Adesso i padri non sono capaci di stare coi figli? Le mamme non possono fare più niente? No, non ho mica capito... Mio figlio deve per forza avere una madre frustrata?!
Alchè il genio:
- Ah, la sindacalista!
E quell'altro (il bassista): L'utero è mio e me lo gestisco io!
E io provocatoria: Volete per caso l'indirizzo del mio blog?!
A questo punto abbiamo continuato a provare. Al momento di andar via ho sospirato:
- Speriamo che il papà non me l'abbia fatto morire! Ah, siete tutti così imbranati?!?
Non è la prima volta che mi capita qualcosa el genere. Ad un aperitivo a cui sono andata con una mia amica quando il pargolo aveva 3 mesi un conoscente, mentre cercavo di spiegare le motivazioni per cui una donna quando diventa mamma non deve annullarsi ma mantenere i suoi spazi e via dicendo, mi ha risposto così:
- Sì, belle scuse.
SCUSE?
1. Si chiede mai ad un padre DOVE HA LASCIATO SUO FIGLIO?
2. Un uomo ha bisogno di "giustificare" ciò che fa nella sua vita?
3. Una donna non può essere libera di vivere come cavolo vuole senza essere additata da anticonformista, sovversiva, rompipalle?
Non penso che la voglia di poter dire e fare quello che desisera evidenzi un suo determinato orientamento politico, un determinato colore della pelle o pensieri di una certa cultura ecc. Si dà per scontato che la donna debba sottostare a quello che la società (uomini = il soggetto giudice) decide per lei (donna = oggetto da giudicare, accidente)?*
Oggi mi sono sentita superiore. Poveri esseri stupidi e ciechi. Poveri uomini.
Sto correndo un rischio: quello di non guardare più in faccia nessuno, di vederli piccoli, miserabili, solo perchè hanno un coso in mezzo alle gambe. Coso con il quale pretendono di dimostrare la loro forza, la loro potenza e il loro potere, la loro virilità. Coso che è anche la loro prigione. Una prigione buia e vuota.
Poveri. Poveri sciocchi.
Poveri. poveri perchè non hanno la possibilità di vedere.
Oggi va' così. E non è facile avendo un compagno col quale doversi relazionare ogni giorno e un figlio maschio da educare.
*Rimando ai numerosi interventi inerenti all'argometo fatti su iononmidepilo da Denise, che è sempre riuscita ad esplicitare al meglio ciò che provo spesso anch'io.
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domenica 19 aprile 2009
Forse non sono stata programmata per amare
O meglio... Sono stata programmata per amare solo me stessa.
So che in realtà non è così. Nel senso... La mia incapacità di "amare incondizionatamente" non è dovuta a un mio difetto di preogrammazione ma "semplicemente" al mio bagaglio di esperienze personali. Non esperienze in società ma esperienze in famiglia.
Alle quali poi sì, si sommano le caratteristiche della società in cui viviamo.
Premetto che non sono minimamente una persona "egoista". Ma, posto che tutti noi agiamo secondo il nostro egoismo intrinseco, si può dire che i meccanismi attraverso i quali cerco di appagare il mio io pensante e agente sono abbastanza contorti e di difficile comprensione.
Semplificando i termini della riflessione posso ben constatare che la mia persona mi porta sempre e comunque ad analizzare i difetti degli individui con i quali interagisco. Sono sempre sull'attenti, individuando dove e come chicchesia possa "fregarmi", mancarmi di rispetto, sottovalutarmi.
Ogni giorno devo dimostrare al mondo intero che io valgo, che non sono stupida. Che 'non mi potrai mai mettere i piedi in testa'. Che 'non mi potrai mai prendere in giro'.
Tutto questo per affermare la mia identità, a dimostrazione della mia fondamentale insicurezza latente.
Come si può amare con queste premesse? Se si cerca costantemente di dimostrare la propria forza e il fatto che nessuno possa in nessun modo scalfirti? Se si sta sempre attenti a non lasciare parti "molli" in quella corazza, all'apparenza spessa, faticosamente costruita negli anni? Anni in cui si perdono i ricordi della tua sofferenza e non riesci neanche più a rispondere ai tuoi perchè?.
In realtà è solo la paura che ti attanaglia la gola. Ma paura di cosa? Non lo sai. C'è chi dice dell'abbandono. Ma non riesci a constatarlo razionalmente ed empiricamente.
E sei condannata a vivere così.
So che in realtà non è così. Nel senso... La mia incapacità di "amare incondizionatamente" non è dovuta a un mio difetto di preogrammazione ma "semplicemente" al mio bagaglio di esperienze personali. Non esperienze in società ma esperienze in famiglia.
Alle quali poi sì, si sommano le caratteristiche della società in cui viviamo.
Premetto che non sono minimamente una persona "egoista". Ma, posto che tutti noi agiamo secondo il nostro egoismo intrinseco, si può dire che i meccanismi attraverso i quali cerco di appagare il mio io pensante e agente sono abbastanza contorti e di difficile comprensione.
Semplificando i termini della riflessione posso ben constatare che la mia persona mi porta sempre e comunque ad analizzare i difetti degli individui con i quali interagisco. Sono sempre sull'attenti, individuando dove e come chicchesia possa "fregarmi", mancarmi di rispetto, sottovalutarmi.
Ogni giorno devo dimostrare al mondo intero che io valgo, che non sono stupida. Che 'non mi potrai mai mettere i piedi in testa'. Che 'non mi potrai mai prendere in giro'.
Tutto questo per affermare la mia identità, a dimostrazione della mia fondamentale insicurezza latente.
Come si può amare con queste premesse? Se si cerca costantemente di dimostrare la propria forza e il fatto che nessuno possa in nessun modo scalfirti? Se si sta sempre attenti a non lasciare parti "molli" in quella corazza, all'apparenza spessa, faticosamente costruita negli anni? Anni in cui si perdono i ricordi della tua sofferenza e non riesci neanche più a rispondere ai tuoi perchè?.
In realtà è solo la paura che ti attanaglia la gola. Ma paura di cosa? Non lo sai. C'è chi dice dell'abbandono. Ma non riesci a constatarlo razionalmente ed empiricamente.
E sei condannata a vivere così.
mercoledì 8 aprile 2009
Nostalgia...
Adesso che sto uscendo da quell'atmosfera di sogno ovattato e nebuloso che è il post parto torno col pensiero a ciò che era di me prima. Ricordi, sensazioni, emozioni si susseguono una dietro l'altra, si accavallano, mi prendono e mi portano lontano... Ricordi di spensieratezza, di allegra euforia e di dolce follia. Atmosfere, luci, colori, musica e odori. E mi chiedo se torneranno mai...
Già, perchè quando diventi mamma vai in stand by per un po'. Può essere un mese, un anno, o anche tutta la vita. E in quest'ultimo caso non si tratta più di stand by ma di stop.
E' difficile tornare alla vita 'normale'. Non sai se ce la farai. E ad ogni modo senti il peso di un dovere, di un' imposizione esterna. Come se annullarsi sia la scelta "più giusta". Chissà poi perchè.
Razionalmente mi convinco di determinate cose... Poi però al momento di agire qualcosa viene meno.
So per certo che certe emozioni resteranno per sempre nel passato... Dovrò accontentarmi di cullarmi nei ricordi... Certe sensazioni non torneranno più... Lasceranno solo fortissimi sentimenti nostalgici, mi faranno trattenere il respiro, versare qualche lacrima e il cuore mi farà un po' male... Mi regaleranno quella sensazione agrodolce che mi spiazzerà, che mi lascerà immobile, incapace di reagire.
Penso però che le emozioni non siano finite. Se ne possono creare di nuove... Ancora...
Ancora.
Bisogna solo crederci davvero e lasciarsi andare. Bisogna liberare la mente dal corpo, lasciar liberi i pensieri di scappare via... E vivere...
Vivere.
Già, perchè quando diventi mamma vai in stand by per un po'. Può essere un mese, un anno, o anche tutta la vita. E in quest'ultimo caso non si tratta più di stand by ma di stop.
E' difficile tornare alla vita 'normale'. Non sai se ce la farai. E ad ogni modo senti il peso di un dovere, di un' imposizione esterna. Come se annullarsi sia la scelta "più giusta". Chissà poi perchè.
Razionalmente mi convinco di determinate cose... Poi però al momento di agire qualcosa viene meno.
So per certo che certe emozioni resteranno per sempre nel passato... Dovrò accontentarmi di cullarmi nei ricordi... Certe sensazioni non torneranno più... Lasceranno solo fortissimi sentimenti nostalgici, mi faranno trattenere il respiro, versare qualche lacrima e il cuore mi farà un po' male... Mi regaleranno quella sensazione agrodolce che mi spiazzerà, che mi lascerà immobile, incapace di reagire.
Penso però che le emozioni non siano finite. Se ne possono creare di nuove... Ancora...
Ancora.
Bisogna solo crederci davvero e lasciarsi andare. Bisogna liberare la mente dal corpo, lasciar liberi i pensieri di scappare via... E vivere...
Vivere.
domenica 5 aprile 2009
Il 10 gennaio scrivevo questo...
Ti guardo mentre dormi qui, nel lettone con me, e piango... Sei bellissimo amore mio... Ti ossevo... Il tuoi occhi chiusi, la tua bocca, le tue manine. E mi dico che può succedere qualunque cosa ma finchè ci sarai tu il mio cuore dovrà solo gioire...
A volte mi chiedo perchè me la prendo col mondo nonostante abbia al mio fianco un angelo come te... Ti amo con tutta me stessa e mi sento una madre a metà perchè non riesco a mettere in secondo piano le cose poco importanti, mi innervosisco, quando dovrei solo gioire perchè ho te... La cosa più bella del mondo...
Solo quando mi soffermo a guardarti il resto svanisce... Tu sei tutto il mondo per me e non deve esserci niente che possa turbare la nostra serenità... Voglio che tu sia felice. Voglio che tu abbia una mamma felice.
Non riesco ad esprimere a parole quello che provo perchè è troppo forte... Tu sei la luce delle mie giornate!
Siamo un'unica cosa, da quando eri dentro di me, attaccato alla vita, e il mio respiro era il tuo respiro... Ora nulla puo' separare cio' che è stato unito indissolubilmente... Niente, neanche la morte... Ti ho nutrito di me e tu ora mi nutri ancora di più... Un tuo sorriso per me è la gioia più grande, le tue lacrime sono la sofferenza più atroce... Se tu stai male sto male anch'io, se tu gioisci il mio cuore si riempie... Ogni giorno che passa e ogni tuo progresso mi insegnano cos'è la vita. Quando ti stringo in un abbraccio tu sei ancora parte di me... E lo sarai per sempre...
La tua mamma...
Fiordaliso e Gabriele 3m 26gg
A volte mi chiedo perchè me la prendo col mondo nonostante abbia al mio fianco un angelo come te... Ti amo con tutta me stessa e mi sento una madre a metà perchè non riesco a mettere in secondo piano le cose poco importanti, mi innervosisco, quando dovrei solo gioire perchè ho te... La cosa più bella del mondo...
Solo quando mi soffermo a guardarti il resto svanisce... Tu sei tutto il mondo per me e non deve esserci niente che possa turbare la nostra serenità... Voglio che tu sia felice. Voglio che tu abbia una mamma felice.
Non riesco ad esprimere a parole quello che provo perchè è troppo forte... Tu sei la luce delle mie giornate!
Siamo un'unica cosa, da quando eri dentro di me, attaccato alla vita, e il mio respiro era il tuo respiro... Ora nulla puo' separare cio' che è stato unito indissolubilmente... Niente, neanche la morte... Ti ho nutrito di me e tu ora mi nutri ancora di più... Un tuo sorriso per me è la gioia più grande, le tue lacrime sono la sofferenza più atroce... Se tu stai male sto male anch'io, se tu gioisci il mio cuore si riempie... Ogni giorno che passa e ogni tuo progresso mi insegnano cos'è la vita. Quando ti stringo in un abbraccio tu sei ancora parte di me... E lo sarai per sempre...
La tua mamma...
Fiordaliso e Gabriele 3m 26gg
sabato 4 aprile 2009
La quiete dopo la tempesta...
Una tempesta interiore, che mi sono creata tutta da sola... Così... Perchè avevo voglia di farmi del male... Non lo so...
Le nuvole così come arrivano se ne vanno... Anche se è difficile godere del calore del sole quando si è come me: volubile e convinta che dietro l'angolo ci sia sempre qualcosa di negativo, una brutta sorpresa. Quando si è incapaci di essere felici insomma...
Ad ogni modo è tutta una questione di come ci si sente dentro... Di sicurezza in se stessi... Di volontà...
Mi interrogo spesso sulla mia smania di controllo... Sulla mia possessività... Mi rendo conto che a volte vorrei gestire le cose che ho intorno a mio piacimento e metterle tutte al posto giusto... Faccio così anche per quanto riguarda le relazioni interpersonali... Come a voler rimettere tutti i pezzi di un grande puzzle al loro posto e sentire un'angoscia smisurata nel vedere che magari uno manca oppure non è inserito dove dovrebbe stare...
Sono io che sbaglio! Non devo cercare di cambiare ciò che mi circonda! Almeno... Non sempre!
Non posso continuare ad avere la prestesa di controllare tutto! Devo mettermelo in testa.
Non sono una persona che cede all'invidia, alla gelosia... Chissà come mai però nel rapporto di coppia pretendo di poter controllare tutto, monitorare ogni minimo pensiero dell'altra persona. A volte la mia possessività fa assumere al'individuo in questione le caratteristiche di un 'oggetto'. E questo mi sembra davvero riprovevole.
C'è da chiedersi quanto amore si riponga nei confronti del partner e quanto invece nei confronti di se stessi attraverso la gelosia. Posto che il menefreghismo non è mai indice di un sentimento, almeno il rispetto dovrebbe esserlo. Si ama una persona quando la si lascia libera... Allora io cosa sto facendo?
Dovrei rivedere un po' ciò che provo per me stessa prima di analizzare il rapporto di coppia... Dovrei sentirmi realizzata, appagata. E' questo che mi manca. Da una vita ormai.
Sembra l'intervento dei luoghi comuni... Ma è così. Finchè non lo capisco e non sblocco questa situazione le cose non cambieranno mai.
Forse però sto già iniziando a farlo!
Le nuvole così come arrivano se ne vanno... Anche se è difficile godere del calore del sole quando si è come me: volubile e convinta che dietro l'angolo ci sia sempre qualcosa di negativo, una brutta sorpresa. Quando si è incapaci di essere felici insomma...
Ad ogni modo è tutta una questione di come ci si sente dentro... Di sicurezza in se stessi... Di volontà...
Mi interrogo spesso sulla mia smania di controllo... Sulla mia possessività... Mi rendo conto che a volte vorrei gestire le cose che ho intorno a mio piacimento e metterle tutte al posto giusto... Faccio così anche per quanto riguarda le relazioni interpersonali... Come a voler rimettere tutti i pezzi di un grande puzzle al loro posto e sentire un'angoscia smisurata nel vedere che magari uno manca oppure non è inserito dove dovrebbe stare...
Sono io che sbaglio! Non devo cercare di cambiare ciò che mi circonda! Almeno... Non sempre!
Non posso continuare ad avere la prestesa di controllare tutto! Devo mettermelo in testa.
Non sono una persona che cede all'invidia, alla gelosia... Chissà come mai però nel rapporto di coppia pretendo di poter controllare tutto, monitorare ogni minimo pensiero dell'altra persona. A volte la mia possessività fa assumere al'individuo in questione le caratteristiche di un 'oggetto'. E questo mi sembra davvero riprovevole.
C'è da chiedersi quanto amore si riponga nei confronti del partner e quanto invece nei confronti di se stessi attraverso la gelosia. Posto che il menefreghismo non è mai indice di un sentimento, almeno il rispetto dovrebbe esserlo. Si ama una persona quando la si lascia libera... Allora io cosa sto facendo?
Dovrei rivedere un po' ciò che provo per me stessa prima di analizzare il rapporto di coppia... Dovrei sentirmi realizzata, appagata. E' questo che mi manca. Da una vita ormai.
Sembra l'intervento dei luoghi comuni... Ma è così. Finchè non lo capisco e non sblocco questa situazione le cose non cambieranno mai.
Forse però sto già iniziando a farlo!
mercoledì 1 aprile 2009
Pensieri della notte...
Non riesco a prendere sonno... Sarà il caffè di questo pomeriggio... Non lo so..
Quanto odio le nottate così! E' il momento in cui viene fuori tutto... La mente viaggia... I pensieri arrivano, se ne vanno, ritornano...
Questi sono i classici momenti in cui riesco a mettere in discussione tutta la mia vita... Penso, rimugino... Mi pongo una caterva di domande che guarda caso non trovano mai una risposta!
Perchè non arrivi, sonno? Non ho voglia di pensare!
Cerco di trovare quel briciolo di razionalità che ormai ho perso chissà dove... Non riesco più a mettere a fuoco nulla, a prenderne il giusto distacco.
A volte penso che dovrei essere più cinica, mi sforzo di provarci... Ma la mia natura ha sempre il sopravvento.
La mia testa mi dice che deve essere tutto come dico io. Ciò che è diverso da me mi spaventa, non so... Le mie relazioni subiscono questo mio 'voler riordinare il caos del mondo'... Scarico su di esse tutto quello che trovo di inspiegabile in ciò che mi circonda.
Forse dovrei solo capire che la perfezione non esiste... Cos'è poi la perfezione? Il ripetersi di cose tutte uguali? Niente... Ecco che cos'è.
Attraverso la comunicazione si esprimono le diversità. Bene, inizierò a comunicare davvero. Non mi nasconderò più dietro questa maledetta maschera. Non mi vergognerò più dei miei pensieri, delle mie debolezze, delle mie paure.
Quanto odio le nottate così! E' il momento in cui viene fuori tutto... La mente viaggia... I pensieri arrivano, se ne vanno, ritornano...
Questi sono i classici momenti in cui riesco a mettere in discussione tutta la mia vita... Penso, rimugino... Mi pongo una caterva di domande che guarda caso non trovano mai una risposta!
Perchè non arrivi, sonno? Non ho voglia di pensare!
Cerco di trovare quel briciolo di razionalità che ormai ho perso chissà dove... Non riesco più a mettere a fuoco nulla, a prenderne il giusto distacco.
A volte penso che dovrei essere più cinica, mi sforzo di provarci... Ma la mia natura ha sempre il sopravvento.
La mia testa mi dice che deve essere tutto come dico io. Ciò che è diverso da me mi spaventa, non so... Le mie relazioni subiscono questo mio 'voler riordinare il caos del mondo'... Scarico su di esse tutto quello che trovo di inspiegabile in ciò che mi circonda.
Forse dovrei solo capire che la perfezione non esiste... Cos'è poi la perfezione? Il ripetersi di cose tutte uguali? Niente... Ecco che cos'è.
Attraverso la comunicazione si esprimono le diversità. Bene, inizierò a comunicare davvero. Non mi nasconderò più dietro questa maledetta maschera. Non mi vergognerò più dei miei pensieri, delle mie debolezze, delle mie paure.
martedì 31 marzo 2009
L'amore 'condizionato' dei papà
Spesso mi capita di notare come ad un padre interessi così tanto accertarsi che suo figlio, soprattutto se maschio, faccia delle scelte consone al suo genere sessuale.
Non vorrei assolutamente cadere nella generalizzazione che vede l'amore di una madre nei confronti dei suoi figli come incondizionato ma alcune cose posso constatarle empiricamente.
Lo vedo anche nel mio quotidiano, nel mio piccolo nucleo familiare.
Perchè a me non importa cosa deciderà di fare mio figlio 'da grande'? Perchè non mi interessa lo sport che praticherà, le sue future scelte sessuali? Non sto dicendo che a tutte le madri del mondo queste decisioni non stiano a cuore... Ma non posso fare a meno di notare l'interesse più o meno esplicitato che ha il mio ragazzo verso tutte queste cose.
Mi capita di biasimarlo anche se in fondo cerco di non farlo. Capisco che un uomo da quando nasce a quando muore ha da dimostrare qualcosa all'interno della società, alle donne e agli altri uomini. Questa 'cosa' si chiama virilità. Per quanto mi riguarda è una trappola. Sono contenta di sentirmi libera da questo. Io non devo dimostrare al mondo di essere 'donna', lo sono e basta.
A questo punto al padre preme che suo figlio non diventi omosessuale, che pratichi il calcio o il rugby piuttosto che il nuoto e -non sia mai!- la danza.
A me queste ristrettezze mentali mi innervosiscono. Un uomo, inteso come persona di genere maschile, non deve dimostrare di essere tale agli altri. Se ne sente il bisogno c'è qualcosa che dentro di lui vacilla, un'insicurezza latente.
Non è solo la donna ad essere rinchiusa in stupidi stereotipi. Anche i ragazzini maschi si trovano al giorno d'oggi a combattere in questa società, molto spesso con pessimi risultati.
Io mi chiedo se l'amore di un uomo per suo figlio sia condizionato. Mio padre mi ha sempre dimostrato il suo affetto solo se andavo bene a scuola, se gli sorridevo, se non ero scontrosa nei suoi confronti, se lo ascoltavo, se facevo ciò che mi diceva.
Ripeto, lungi da me generalizzare o asserire che l'amore di un padre sia meno profondo di quello di una madre. Ma mi chiedo quale sia la differenza intrinseca dei sentimenti di uno e dell'altro genitore.
Mi chiedo inoltre come potrei affrontare alcune circostanze che potrebbero far vacillare un giorno gli equilibri familairi.
Questa riflessione è nata da una semplice battuta che il mio ragazzo ha fatto oggi. Non è la prima volta. Lui dice che mi attacco troppo alle parole e che prendo sul serio tutto quello che viene detto, anche quando si scherza. Sì, io sto molto attenta a ciò che viene proferito. Nessuna parola è data al caso e dietro ad una battuta c'è sempre un fondo di verità.
Senza esagerazioni credo che, chi più chi meno, gli uomini siano legati a dei preconcetti per stabilire il legame affettivo da instaurare coi loro figli. Ovviamente col passare del tempo tutto ciò si è affievolito, ma all'interno della società ne rimane sempre una sopravvivenza che non può essere sottovalutata.
Non vorrei assolutamente cadere nella generalizzazione che vede l'amore di una madre nei confronti dei suoi figli come incondizionato ma alcune cose posso constatarle empiricamente.
Lo vedo anche nel mio quotidiano, nel mio piccolo nucleo familiare.
Perchè a me non importa cosa deciderà di fare mio figlio 'da grande'? Perchè non mi interessa lo sport che praticherà, le sue future scelte sessuali? Non sto dicendo che a tutte le madri del mondo queste decisioni non stiano a cuore... Ma non posso fare a meno di notare l'interesse più o meno esplicitato che ha il mio ragazzo verso tutte queste cose.
Mi capita di biasimarlo anche se in fondo cerco di non farlo. Capisco che un uomo da quando nasce a quando muore ha da dimostrare qualcosa all'interno della società, alle donne e agli altri uomini. Questa 'cosa' si chiama virilità. Per quanto mi riguarda è una trappola. Sono contenta di sentirmi libera da questo. Io non devo dimostrare al mondo di essere 'donna', lo sono e basta.
A questo punto al padre preme che suo figlio non diventi omosessuale, che pratichi il calcio o il rugby piuttosto che il nuoto e -non sia mai!- la danza.
A me queste ristrettezze mentali mi innervosiscono. Un uomo, inteso come persona di genere maschile, non deve dimostrare di essere tale agli altri. Se ne sente il bisogno c'è qualcosa che dentro di lui vacilla, un'insicurezza latente.
Non è solo la donna ad essere rinchiusa in stupidi stereotipi. Anche i ragazzini maschi si trovano al giorno d'oggi a combattere in questa società, molto spesso con pessimi risultati.
Io mi chiedo se l'amore di un uomo per suo figlio sia condizionato. Mio padre mi ha sempre dimostrato il suo affetto solo se andavo bene a scuola, se gli sorridevo, se non ero scontrosa nei suoi confronti, se lo ascoltavo, se facevo ciò che mi diceva.
Ripeto, lungi da me generalizzare o asserire che l'amore di un padre sia meno profondo di quello di una madre. Ma mi chiedo quale sia la differenza intrinseca dei sentimenti di uno e dell'altro genitore.
Mi chiedo inoltre come potrei affrontare alcune circostanze che potrebbero far vacillare un giorno gli equilibri familairi.
Questa riflessione è nata da una semplice battuta che il mio ragazzo ha fatto oggi. Non è la prima volta. Lui dice che mi attacco troppo alle parole e che prendo sul serio tutto quello che viene detto, anche quando si scherza. Sì, io sto molto attenta a ciò che viene proferito. Nessuna parola è data al caso e dietro ad una battuta c'è sempre un fondo di verità.
Senza esagerazioni credo che, chi più chi meno, gli uomini siano legati a dei preconcetti per stabilire il legame affettivo da instaurare coi loro figli. Ovviamente col passare del tempo tutto ciò si è affievolito, ma all'interno della società ne rimane sempre una sopravvivenza che non può essere sottovalutata.
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lunedì 30 marzo 2009
Questo bolg nasce sotto una cattiva stella...
Ieri sera ho deciso di aprire questo blog. Mi giro verso il mio ragazzo e gli dico: devo darti una cattiva notizia!
Sì, una pessima notizia per lui.
Dico solo che questo è stato il prestesto per l'ennesimo litigio.
Da quando è nato Gabriele, o per meglio dire da quando sono rimasta incinta, il mondo virtuale ha assunto una notevole importanza per me. Attualmente sono iscritta a tre forum e frequento altrettanti blog. Ecco, questo è fonte di stress per il mio lui. Dice che ormai mi sono alienata.
Attraverso internet ho conosciuto tantissime ragazze che sono madri ma soprattutto donne! Ho avuto la possibilità di raccontarmi, di essere consolata, di commuovermi... Mi sono sentita ascoltata, compresa, capita!
Secondo me è la vita di tutti i giorni che ci aliena. Io molto spesso in famiglia mi sono sentita così.
I giorni di una neomamma sono tutti uguali... o quasi.
Ho bisogno di raccontarmi... e non ditemi che mi sto alienando se non vi interessa ciò che ho da dire nella vita reale. Se quando parlo a malapena mi ascoltate. Se non riuscite a staccare gli occhi dalla televisione. Io comunico, voi subite.
Un benvenuto a tutti!
Sì, una pessima notizia per lui.
Dico solo che questo è stato il prestesto per l'ennesimo litigio.
Da quando è nato Gabriele, o per meglio dire da quando sono rimasta incinta, il mondo virtuale ha assunto una notevole importanza per me. Attualmente sono iscritta a tre forum e frequento altrettanti blog. Ecco, questo è fonte di stress per il mio lui. Dice che ormai mi sono alienata.
Attraverso internet ho conosciuto tantissime ragazze che sono madri ma soprattutto donne! Ho avuto la possibilità di raccontarmi, di essere consolata, di commuovermi... Mi sono sentita ascoltata, compresa, capita!
Secondo me è la vita di tutti i giorni che ci aliena. Io molto spesso in famiglia mi sono sentita così.
I giorni di una neomamma sono tutti uguali... o quasi.
Ho bisogno di raccontarmi... e non ditemi che mi sto alienando se non vi interessa ciò che ho da dire nella vita reale. Se quando parlo a malapena mi ascoltate. Se non riuscite a staccare gli occhi dalla televisione. Io comunico, voi subite.
Un benvenuto a tutti!
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